
Se
l’arte è la capacità di sortire emozioni, o quanto meno offrire
gradevolezza, infiniti sono i suoi campi di applicazione, dalla
magnificenza architettonica della più sontuosa cattedrale alla
produzione dei più semplici oggetti. E proprio la rielaborazione di
cose anche assai consuete attraverso aggiunte, decorazioni ed altre
modifiche trova, da qualche anno a questa parte, in Stefania
Bellusci, giovane artista milanese di genitori calabresi, una
appassionata esecutrice.
Palle
natalizie, specchi, portaritratti, lampade ed altro, arricchiti di
pizzi, stoffe, gioielli, vetri colorati e quanto più anche semmai
recuperati da altri oggetti, sono alcune delle sue creazioni
amorevolmente realizzate con pazienza e cura.
Pezzi
unici, assolutamente nuovi, ma anche riproduzioni meno costose, mai
prive di un pizzico di individualità, di pezzi di più ampia
produzione industriale.
«Una
istanza intima, questa mia – ci spiega l’artista – nata per un
irresistibile desiderio di originalità ed esclusività forse di
origine genetica. Mio padre, infatti, inventava per diletto mobili.
Da qui alle mie personali trasformazioni di oggetti di uso comune il
passo è stato assai breve, mentre mio particolare interesse estetico
sta diventando ogni giorno di più l’arredamento, ma un arredamento
visto in rapporto alla personalità specifica di chi ne farà uso».
Non
ci si stancherà mai di ripetere quanto l’esercizio della
creatività possa giovare all’espansione della personalità,
all’autostima, all’affrancamento dalle miserie della
quotidianità; una necessità, per alcuni spiriti, così prepotente
da non potersi accontentare semplicemente di fare arte, ma, come
Stefania Bellusci, di inventarla.
R.R.

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