venerdì 16 agosto 2013

Stefania Bellusci, l’arte delle piccole cose.

Se l’arte è la capacità di sortire emozioni, o quanto meno offrire gradevolezza, infiniti sono i suoi campi di applicazione, dalla magnificenza architettonica della più sontuosa cattedrale alla produzione dei più semplici oggetti. E proprio la rielaborazione di cose anche assai consuete attraverso aggiunte, decorazioni ed altre modifiche trova, da qualche anno a questa parte, in Stefania Bellusci, giovane artista milanese di genitori calabresi, una appassionata esecutrice.
Palle natalizie, specchi, portaritratti, lampade ed altro, arricchiti di pizzi, stoffe, gioielli, vetri colorati e quanto più anche semmai recuperati da altri oggetti, sono alcune delle sue creazioni amorevolmente realizzate con pazienza e cura.
Pezzi unici, assolutamente nuovi, ma anche riproduzioni meno costose, mai prive di un pizzico di individualità, di pezzi di più ampia produzione industriale.
«Una istanza intima, questa mia – ci spiega l’artista – nata per un irresistibile desiderio di originalità ed esclusività forse di origine genetica. Mio padre, infatti, inventava per diletto mobili. Da qui alle mie personali trasformazioni di oggetti di uso comune il passo è stato assai breve, mentre mio particolare interesse estetico sta diventando ogni giorno di più l’arredamento, ma un arredamento visto in rapporto alla personalità specifica di chi ne farà uso».

Non ci si stancherà mai di ripetere quanto l’esercizio della creatività possa giovare all’espansione della personalità, all’autostima, all’affrancamento dalle miserie della quotidianità; una necessità, per alcuni spiriti, così prepotente da non potersi accontentare semplicemente di fare arte, ma, come Stefania Bellusci, di inventarla.
R.R.

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