Vi siete mai chiesti perché si dice “Mi hai piantato in asso” No? Ve lo dico comunque.
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Il re di Creta per confermare il suo diritto al trono chiese a Poseidone di mandargli per mare un toro da sacrificare. Così fu. Il Dio mandò un bellissimo toro bianco, così bello che Minosse non lo volle più uccidere e al suo posto ne sacrificò un qualsiasi, il dio si arrabbiò molto e decise di punirlo, come? Fece in modo che la moglie Pasifae si infatuò del toro tanto da volersi accoppiare con lui. La regina chiese aiuto all’artista di corte Dedalo facendosi costruire una giovenca di legno dove nascondersi e soddisfare il suo desiderio. Da questo incontro nacque una creatura con la testa e coda di toro e il corpo umano. Come potete immaginare il re Minosse non gradì la notizia e ordinò a Dedalo di costruire un labirinto dove nasconderlo. Il Minotauro si cibava di esseri umani così gli davano da mangiare ragazze e ragazzi presi da tutti i paesi vinti contro Creta.
Anche gli Ateniesi furono costretti a dare un contributo al Minotauro, dovevano infatti dare ogni 9 anni 7 fanciulle e 7 fanciulli, perché resisi colpevoli della morte di Androgeno, figlio di Minosse. Teseo figlio del re di Atene, in adempimento al suddetto obbligo, fu mandato a Creta insieme ai ragazzi da consegnare al Minotauro. Arrivato in città, allestita la terza spedizione di uomini, Teseo contravvenendo all’ordine di rientro in patria, decise di infiltrarsi nel labirinto coi ragazzi con l’intenzione di sconfiggere la creatura ed approfittando dell’amore di Arianna verso di lui (alcune fonti dicono che abbia chiesto l’aiuto di Afrodite per farla innamorare) le chiese aiuto per uccidere il fratello ed uscire dal labirinto promettendole di portarla con se ad Atene. Così Arianna gli consegnò un filo aiutandolo a trovare l’uscita del labirinto dopo la morte del Minotauro. Teseo mantenne la promessa ma in viaggio per Atene la bella fanciulla si addormentò sulla nave e Teseo approfittando del momento la lasciò sull’isola di Nasso. Da qui il famoso detto che poco a poco nella lingua parlata la locuzione si modificò e diventò “in asso”. Il mito però non finisce qui.
Teseo ripartì alla volta di Atene dimenticando di issare le vele bianche come d’intesa, suo padre infatti prima di partire gli aveva consegnato due vele, una bianca a simboleggiare la vittoria ed una nera a simboleggiare la sconfitta. Quest’ultimo vedendo da lontano quelle nere ed ipotizzando la morte del figlio decise dalla disperazione di buttarsi dalla scogliera morendo in mare. Quel mare è il Mare Egeo che prende il nome da quel re che decise di suicidarsi pensando al figlio non più in vita.
Da questo bellissimo mito abbiamo scoperto l’origine di uno dei nostri mari e quelle di un detto da noi molto utilizzato. Chi l’avrebbe mai detto quanto l’antica Grecia, un'epoca molto lontano dalla nostra, ci influenzi ancora così tanto.
Enrica Maria Aiello
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