sabato 6 aprile 2013

Il Critico d’arte chi è? Esiste una deontologia professionale del critico? Una onestà intellettuale nel rapportarsi all'opera?



Storicamente la critica nasce di pari passo con la prima storiografia d’arte e la sua finalità era ben diversa rispetto a quella intesa nella cultura moderna (come interpretazione o la valutazione di un opera) Il ruolo del critico nel tempo ha cambiato la sua ragione d’essere seguendo di pari passo il cambiamento dell’arte. Nel 600 a decidere il destino degli artisti non erano i critici la cui funzione prevalente era di storici-biografi ma gli acquirenti stessi. Quei mecenati colti non si servivano della mediazione di qualcuno che  spiegasse loro il valore di un’opera o il futuro di un’artista perché il rapporto che intercorreva era di tipo lavorativo ( committente-esecutore). Lo storico-critico, quindi, era sì protettore, aveva le proprie teorie pronte ad appoggiare un Caracciuolo piuttosto che un Caravaggio, ma ai papi e ai principi o signorotti dell’epoca poco importava del suo giudizio.
Ogni epoca ha avuto le proprie correnti artistiche quindi cambiata l’arte, la sua destinazione e i suoi pregi, da celebrativa è diventata decorativa, da decorativa è passata ad essere strumento di impressione, espressione e concetto, è cambiata anche la figura del critico e della sua critica, da memorialistica, teorica e precettistica, storico-biografica, erudita e filologica  interpretativa diventa  filosofica, letteraria, storiografica, informativa, giornalistica, polemica.
Brevi cenni storici a parte, ritorniamo sul quesito posto
In mancanza di un codice dettato dalle istituzioni preposte o da un albo professionale,si rende necessario dettare delle norme generiche che evidenziano i comportamenti più comuni da seguire, delle linee guida, delle basi razionali per la valutazione e l'apprezzamento dell'arte, per un atteggiamento formale nel rispetto della etica professionale.
Fondamentale è che il critico abbia la  qualifica e la competenza  per l’attività che andrà a svolgere.
Necessaria è pertanto  una laurea in conservazione dei beni culturali, discipline artistiche o storia dell'arte. Sono inoltre necessarie  senso artistico, capacita di analisi, capacita di relazione con gli altri, memoria visiva, capacita di espressione scritta e orale. Il critico d'arte è specializzato nel valutare opere d'arte, con riferimento a attribuzione, autenticità, valore estetico, classificazione, quotazione di mercato; e in genere specializzato per periodi e settore artistico.
Anche se la forma dell’opera dovrebbe parlare da se, dovrebbe essere rispecchiamento del suo contenuto e comunicare al critico in maniera autonoma  le ragioni all’artista , in molte occasioni risulta proficuo il dialogo con l’autore per una comprensione più profonda della sua opera, entrare nella fucina di un artista quasi come un compagno di viaggio e  vederne il momento creativo, ascoltare  riflessioni sui molteplici significati delle sue opere ,coglierne le dinamiche inventive o di crisi. Tutto ciò, ovviamente, senza farsi condizionare dalle proprie preferenze di stile, tecnica e comunicazione.
A questo punto è pronto per informare, analizzare e valutare.
In definitiva il compito della critica sarebbe quello di far avanzare la cultura, purtroppo invece si individua un gruppo di artisti da promuovere non tanto perché si ritiene siano significativi, bensì per ritagliarsi un proprio spazio e farsi a sua volta notare. Ora, che l’arte è merce di valore, elemento d’arredo e profumato mercato, i critici d’arte scendono dalle cattedre. Abbiamo perso la centralità dell’opera d’arte, soppiantata dall’opera(zione) d’arte. 
Non sono più accademici, non supportano l’arte attraverso la sua diffusione tradizionale, attraverso l’incontro dialettico con gli storici del futuro. Forse perché loro stessi non sono quasi più degli storici. Sono business man: sono quelli che promuovono gli artisti, al pari di galleristi. Che li cibano della benevolenza dell’opinione pubblica, che li nutrono della possibilità di far parte del mercato dell’arte. Quando il merito, i titoli, l’equità e la trasparenza sono latitanti anche nella professione critica e nella progettualità culturale, si assiste alla banalizzazione quando non alla mistificazione (e mercificazione) del sapere, della Storia dell’Arte e dell’Estetica con gravi ripercussioni specialmente nel contemporaneo.
Ma ben vengano critici e storici dell’arte eruditi e sinceramente rigidi come lo furono Argan o Zevi.

Adriana Ferri


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