Storicamente
la critica nasce di pari passo con la prima storiografia d’arte e la sua
finalità era ben diversa rispetto a quella intesa nella cultura moderna (come interpretazione o la valutazione di un
opera) Il ruolo del critico nel tempo ha cambiato la sua ragione d’essere
seguendo di pari passo il cambiamento dell’arte. Nel 600 a decidere il destino
degli artisti non erano i critici la cui funzione prevalente era di storici-biografi
ma gli acquirenti stessi. Quei mecenati colti non si servivano della mediazione
di qualcuno che spiegasse loro il valore
di un’opera o il futuro di un’artista perché il rapporto che intercorreva era
di tipo lavorativo ( committente-esecutore). Lo storico-critico, quindi, era sì
protettore, aveva le proprie teorie pronte ad appoggiare un Caracciuolo piuttosto
che un Caravaggio, ma ai papi e ai principi o signorotti dell’epoca poco importava
del suo giudizio.
Ogni epoca ha
avuto le proprie correnti artistiche quindi cambiata l’arte, la sua
destinazione e i suoi pregi, da celebrativa è
diventata decorativa, da decorativa è passata ad essere strumento di
impressione, espressione e concetto, è cambiata anche la figura del critico e
della sua critica, da memorialistica, teorica
e precettistica, storico-biografica, erudita e filologica interpretativa diventa filosofica,
letteraria, storiografica, informativa, giornalistica, polemica.
Brevi
cenni storici a parte, ritorniamo sul quesito posto
In
mancanza di un codice dettato dalle istituzioni preposte o da un albo
professionale,si rende necessario dettare delle norme generiche che evidenziano
i comportamenti più comuni da seguire, delle linee guida, delle basi razionali per la valutazione
e l'apprezzamento dell'arte, per un
atteggiamento formale nel rispetto della etica professionale.
Fondamentale
è che il critico abbia la qualifica e la
competenza per l’attività che andrà a
svolgere.
Necessaria
è pertanto una laurea in conservazione
dei beni culturali, discipline artistiche o storia dell'arte. Sono inoltre
necessarie senso artistico, capacita di
analisi, capacita di relazione con gli altri, memoria visiva, capacita di
espressione scritta e orale. Il critico d'arte è specializzato nel valutare
opere d'arte, con riferimento a attribuzione, autenticità, valore estetico,
classificazione, quotazione di mercato; e in genere specializzato per periodi e
settore artistico.
Anche
se la forma dell’opera dovrebbe parlare da se, dovrebbe essere rispecchiamento
del suo contenuto e comunicare al critico in maniera autonoma le ragioni all’artista , in molte occasioni
risulta proficuo il dialogo con l’autore per una comprensione più profonda della
sua opera, entrare nella fucina di un artista quasi come un compagno di viaggio
e vederne il momento creativo, ascoltare
riflessioni sui molteplici significati
delle sue opere ,coglierne le dinamiche inventive o di crisi. Tutto ciò,
ovviamente, senza farsi condizionare dalle proprie preferenze di stile, tecnica
e comunicazione.
A
questo punto è pronto per informare, analizzare e valutare.
In definitiva il compito della critica sarebbe quello di far
avanzare la cultura, purtroppo invece si individua un gruppo di artisti da
promuovere non tanto perché si ritiene siano significativi, bensì per
ritagliarsi un proprio spazio e farsi a sua volta notare. Ora, che
l’arte è merce di valore, elemento d’arredo e profumato mercato, i critici
d’arte scendono dalle cattedre. Abbiamo
perso la centralità dell’opera d’arte, soppiantata dall’opera(zione) d’arte.
Non sono più accademici, non
supportano l’arte attraverso la sua diffusione tradizionale, attraverso
l’incontro dialettico con gli storici del futuro. Forse perché loro stessi non
sono quasi più degli storici. Sono business man: sono quelli che promuovono gli
artisti, al pari di galleristi. Che li cibano della benevolenza dell’opinione
pubblica, che li nutrono della possibilità di far parte del mercato dell’arte. Quando il
merito, i titoli, l’equità e la trasparenza sono latitanti anche nella
professione critica e nella progettualità culturale, si assiste alla
banalizzazione quando non alla mistificazione (e mercificazione) del sapere,
della Storia dell’Arte e dell’Estetica con gravi ripercussioni specialmente nel
contemporaneo.
Ma ben vengano critici e storici dell’arte
eruditi e sinceramente rigidi come lo furono Argan o Zevi.
Adriana Ferri

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