Recensione
Il paesaggio, non alido fondale, o completamento della
narrazione pittorica, assurge a ruolo di protagonista assoluto nella pittura di
Adriana Ferri. I suoi colori, armoniosamente compattati col segno, declinati
tono su tono in una pasta cromatica ora leccata, ora addensata, aggrumita,
scagliata spesso elargita in mezze tinte smorzate, terragne, smoccolate, lievi
e vitali, si fanno paradigmatica sedimentazione di stati d’animo che
scintillanti nella rarefatta consistenza della penombra, rimandano, senza
ibridazioni volute ai “paesaggi dell’animo” di Fiedrich. Senza smarginare in
accentuazioni aspre, tumultuose, scomposte, senza furbesche concessioni a
leziosità e sovrabbondanze neobarocche, oggi
tanto astutamente riscoperte e senza scorciatoie minimaliste. Adriana
Ferri dipinge il bello, inquieto ed
incantato dipinge la struggente malinconia e la pace, dipinge tremori ,
incarnamenti, sospiri, dipinge turgidi ed evanescenti ripiegamenti di intimità
socchiuse. Le sue acque, i suoi boschi incantati, i suoi cieli un po’ tersi, un
pò persi, un pò ombrosi, ci trascinano in atmosfere sospese nel sogno, in
fluttuazioni di reale, di fiaba e melia che si insinuano,come carezza, nelle
nostre urgenze interiori e vi sostano, lievi .In una malinconia frale,
dolcissima, assorta, intimamente rielaborata e traslata nella sua preziosa resa
pittorica. Adriana Ferri sciogli il suo canto voluttuosamente e nostalgicamente libero,
oltre le costipanti paratie di movimenti e scuole che tanto limitano
l’esplicitazione di un’autentica sensibilità artistica.
Prof. Luigi Crescibene
Dal quotidiano Il Roma del 9.2.2013
http://www.adrianaferri.wix.com/arte
http://www.youtube.com/watch?v=gXIj7tqm_kI
http://it.calameo.com/read/003986490754ff1d0c0da
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